Collana Kinemexinca SOI — Approfondimento teorico

Osservazione SOI: un campo investigativo sulla realtà come configurazione relazionale

Ogni modello che osserva i processi fisiologici parte da una domanda, spesso implicita, su cosa significhi “vedere” un sistema. Questo testo rende esplicita la domanda da cui nasce l’Osservazione SOI, e il confronto concettuale — non l’equivalenza — con un cambiamento di paradigma avvenuto altrove: nella fisica, con la Meccanica Quantistica Relazionale.


Da dove nasce la domanda

La Meccanica Quantistica Relazionale di Carlo Rovelli parte da un cambiamento concettuale radicale: una proprietà fisica non deve necessariamente essere pensata come qualcosa che un oggetto possiede in modo assoluto e indipendente da ogni relazione. Nella Relational Quantum Mechanics, le proprietà fisiche assumono significato attraverso le interazioni tra sistemi. Non è necessario immaginare un osservatore umano che guarda un oggetto: qualunque sistema fisico può entrare in relazione con un altro sistema e partecipare alla definizione di un evento fisico relativo a quella relazione.

SOI non sostiene che questo principio dimostri l’esistenza di un campo informazionale biologico, né che i processi osservativi SOI siano fenomeni quantistici. Da questo confronto nasce però una domanda di ricerca propria, formulata senza pretendere che la fisica quantistica l’abbia già risolta.

La domanda è la seguente: se ciò che possiamo descrivere di un sistema dipende dalla relazione attraverso cui lo osserviamo, quanto della configurazione di un sistema rimane invisibile quando osserviamo soltanto il suo stato finale?

È qui che inizia il campo investigativo dell’Osservazione SOI.

Dal «che cosa c’è?» al «come si configura?»

Un modo tradizionale di osservare un sistema è cercare una cosa: un dolore, una rigidità, una limitazione, un’alterazione funzionale, una risposta che non appare adeguata alla situazione.

SOI introduce una domanda differente: attraverso quali relazioni si è configurato ciò che sto osservando? Non significa negare ciò che viene osservato. Significa non confondere immediatamente il risultato con il processo che lo ha prodotto. Una configurazione osservata può essere considerata come l’esito temporaneo di una rete di relazioni.

Il modello fisico può essere espresso schematicamente così:

sistema → relazione → interazione → informazione osservabile → stato descritto

SOI propone una sequenza analoga:

sistema → relazione osservativa → rilevazione → informazione → configurazione osservata

La differenza è sottile ma fondamentale. L’osservazione non cerca semplicemente di aggiungere informazioni sul sistema. Cerca di capire quali informazioni diventano osservabili quando il sistema viene considerato attraverso una determinata relazione.

Due esempi applicativi

Il carico e il movimento

Una persona riferisce: «Quando sollevo il braccio destro sotto carico compare dolore.» Una lettura immediata tende a trasformare questa frase in un oggetto — dolore alla spalla. SOI non parte necessariamente da questa conclusione. Può mantenere aperta la sequenza: persona → movimento → carico → relazione tra strutture → risposta del sistema → informazione osservabile → configurazione funzionale.

Il dolore diventa quindi una delle informazioni presenti nella configurazione, non necessariamente la spiegazione della configurazione. La domanda diventa: che cosa cambia nel sistema quando cambia la relazione tra movimento, carico, struttura, controllo motorio e contesto?

Se il dolore compare soltanto durante una determinata configurazione del movimento, mentre è assente a riposo e nelle attività ordinarie, l’informazione interessante non è soltanto «c’è dolore». È la relazione: carico più movimento più determinata configurazione articolare produce una risposta specifica. Questa relazione può essere molto più informativa del sintomo considerato isolatamente.

La stessa struttura, configurazioni differenti

Immaginiamo una persona che presenti una sensazione di tensione cervicale. Una descrizione statica potrebbe essere: sistema → collo teso. L’osservazione SOI può invece interrogare relazioni multiple: cervicale-respirazione, cervicale-assetto posturale, cervicale-stato autonomico, cercando in quale di queste la configurazione cambia.

Non si sta ancora affermando quale sia la causa. Si stanno cercando le relazioni nelle quali la configurazione cambia. Ed è proprio questo che rende l’osservazione diversa dalla semplice raccolta di sintomi.

Il punto centrale di SOI

In termini molto semplici: SOI non cerca soltanto ciò che il sistema presenta. Cerca ciò che cambia quando cambia la relazione. Questo spostamento modifica profondamente il modo di investigare.

Se una configurazione rimane identica indipendentemente dalla relazione osservata, abbiamo una certa informazione. Se invece cambia quando cambia una relazione specifica, abbiamo un’altra informazione. Esempio: stimolo A produce risposta X, stimolo B produce risposta X, stimolo C produce risposta Y. La domanda SOI diventa: che cosa distingue C da A e B? Non è ancora una spiegazione. È una ricerca della relazione discriminante.

Dalla proprietà alla configurazione

Questo permette di introdurre una distinzione fondamentale. Una proprietà può essere descritta come: «il sistema è così». Una configurazione viene invece descritta come: «il sistema assume questo stato in questa relazione». È una differenza enorme.

La rigidità, per esempio, può essere considerata semplicemente come una caratteristica del sistema. Ma se quella rigidità cambia in relazione alla respirazione, alla posizione, al carico, all’attenzione, al movimento o ad altri parametri osservabili, allora la rigidità diventa una configurazione dinamica. Non abbiamo più soltanto rigidità. Abbiamo relazione, modificazione, risposta. Ed è questa trasformazione che interessa a SOI.

Dove entra l’informazione

In questo quadro, «informazione» non deve essere intesa necessariamente come qualcosa di misterioso o come un’entità energetica invisibile. Nel senso più prudente, informazione significa una differenza osservabile, una correlazione o una modificazione della risposta che permette di distinguere una configurazione da un’altra.

Questo è compatibile con un’idea molto generale presente anche nella prospettiva relazionale della fisica: l’informazione può essere pensata in termini di correlazioni fisiche tra sistemi, senza attribuirle necessariamente un significato mentale o soggettivo. SOI utilizza però questo concetto in un campo diverso: quello dell’osservazione dei processi adattativi sistemici.

Il vero oggetto investigativo

Per questo il vero oggetto di Osservazione SOI non è semplicemente il sintomo. Non è neppure l’organo isolato. E non è, in senso stretto, una presunta «energia» da individuare. Il campo investigativo è la configurazione relazionale attraverso la quale un sistema manifesta una determinata risposta.

La sequenza può essere rappresentata così:

SISTEMA → RELAZIONI → INTERAZIONI → RISPOSTE → INFORMAZIONI OSSERVABILI → CONFIGURAZIONE → ADATTAMENTO → NUOVA CONFIGURAZIONE

Il sistema non viene quindi considerato come una fotografia immobile. Viene considerato come un’organizzazione che cambia in funzione delle relazioni nelle quali si trova.

La soglia investigativa

La domanda fondamentale può essere formulata in modo molto semplice: «Questa configurazione è semplicemente presente, oppure si manifesta perché il sistema entra in una determinata relazione?» E subito dopo: «Se modifico la relazione, cosa cambia nella configurazione osservata?»

Questa è la soglia investigativa di SOI. Non pretende di sapere in anticipo quale sia la risposta. La osserva. Non parte necessariamente dalla ricerca di una causa unica. Cerca corrispondenze, variazioni, ricorrenze e transizioni tra configurazioni. Non considera la prima interpretazione come conclusiva. La mantiene come ipotesi finché nuove osservazioni non la confermano, la modificano o la rendono meno plausibile.

Un campo di ricerca aperto

Da questo punto di vista, SOI può essere definito come un campo investigativo dell’organizzazione relazionale dei processi adattativi. La sua domanda non è «qual è la cosa che causa questo?», ma, prima ancora: «quali relazioni sono associate alla comparsa, al mantenimento o alla modificazione di questa configurazione?»

Questa impostazione permette di mantenere insieme due livelli. Da una parte il livello biomedico, nel quale le relazioni devono poter essere confrontate con fisiologia, neurofisiologia, biomeccanica, regolazione autonomica, endocrinologia e altri modelli verificabili. Dall’altra un livello esplorativo, nel quale SOI può formulare ipotesi su configurazioni relazionali che non siano ancora adeguatamente spiegate dai modelli disponibili.

Osservazione non significa dimostrazione.
Correlazione non significa causalità.
Configurazione osservata non significa meccanismo dimostrato.
Ipotesi informazionale non significa fenomeno fisico già riconosciuto dalla scienza.

È proprio mantenendo queste separazioni che SOI può diventare un vero campo investigativo invece di trasformarsi in una spiegazione universale.

Il posto di questo testo nella collana

Questo approfondimento non è, in senso stretto, un capitolo della collana: la collana raccoglie i volumi che espongono il Sistema Osservativo Integrato nella sua forma organica, a partire dal Volume 0. Questo testo appartiene piuttosto al terreno concettuale su cui quei volumi si costruiscono — un chiarimento preliminare su cosa distingue l’osservazione SOI da altri modi di leggere un sistema, e su cosa SOI non afferma, prima ancora di entrare nel merito del metodo.

Chi legge il Volume 0 troverà, in forma più distesa, la stessa distinzione tra proprietà e configurazione qui introdotta; i volumi successivi della collana la svilupperanno nelle sue applicazioni specifiche, mantenendo sempre la stessa cautela epistemologica qui dichiarata.

In una frase

Se la domanda tradizionale è «che cosa ha il sistema?», e la domanda quantistica-relazionale suggerisce «quale proprietà assume il sistema rispetto a un’altra relazione fisica?», la domanda specifica di SOI diventa: «quale configurazione emerge nel sistema attraverso una determinata relazione osservativa, e come cambia quando cambia quella relazione?»

Questo è il punto di ricerca. Non cercare semplicemente «la cosa dentro la persona». Osservare come il sistema si configura nelle relazioni. E verificare, passo dopo passo, quali di queste relazioni producono informazioni ripetibili, quali sono soltanto interpretazioni e quali possono aprire nuove ipotesi sui processi adattativi sistemici.


Questo testo fa parte degli approfondimenti teorici della Collana Kinemexinca SOI, dedicati ai fondamenti concettuali del modello.

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